Politiche editoriali

Ambito di interesse

La rivista Plexus è stata pensata e realizzata all'interno del "Laboratorio di Gruppoanalisi"una rete di professionisti e ricercatori che opera in Italia con ampi collegamenti ad analoghe reti internazionali ed origina il suo significato dagli interessi professionali, di sviluppo della conoscenza dei quadri teorici e operativi che hanno il loro vertice nella prospettiva psicodinamica dei gruppi umani.

Tale prospettiva ha una fondazione epistemologica consolidata, coerente con le più recenti concezioni della scienza, ed assume come vertice della conoscenza quello che considera la psiche umana come emergente dalle relazioni intersoggettive, profondamente radicata nei processi antropologico-culturali, interdipendente rispetto ai fenomeni storico-sociali ed ai contesti.

L'obiettivo della rivista è, quindi, la promozione di conoscenza, dibattito, scambio di esperienza e di risultati in riferimento a oggetti di interesse abbastanza ampi e strettamente connessi, riassumibili nei seguenti filoni:

  • Lo studio dei gruppi umani in tutte le loro declinazioni "naturali", istituzionali, operative,ecc. quali contesti di relazione lungo l'arco intero della vita, spazi reali e simbolici di nascita e sviluppo della soggettività umana (sinonimo di "psiche"), luoghi di elevata densità culturale e operativa per il lavoro stesso dei professionisti della salute e del benessere psicologico, campi dell'incontro, del conflitto e della trasformazione culturale.
  • La comprensione del disagio e della psicopatologia, in ogni contesto della vita sociale, delle istituzioni, del lavoro, delle relazioni tra individui, gruppi, comunità ed etnie.
  • Lo sviluppo della psicoterapia e della psicologia clinica fondato su un vertice non individualistico o intimistico della relazione tra professionisti e utenti, con una forte tensione alla "restitutio societatis" delle condizioni di marginalità e di chiusura solipsistica; con una forte tensione di ricerca e rigorosa sostensibilità del lavoro clinico verso la comunità scientifica e verso la comunità politica.
  • Lo sviluppo del contributo, sempre più necessario nel mondo complesso e globalizzato attuale, che il vertice psicologico-clinico gruppoanalitico può dare alla conoscenza e alla trasformazione dei processi antropologico-psichico-culturali che appaiono sempre più determinanti nel generare fenomeni locali e globali di tensione, di malessere e di distruttività.

Con questi ampi temi la rivista intende costituirsi come una soglia di contatto tra la rete, le pratiche e la produzione scientifico-culturale del "Laboratorio di Gruppoanalisi", da un lato, e la costante apertura e confronto con la comunità, i referenti sociali del nostro lavoro, le altre reti scientifiche e professionali.

 

Sezioni

Editoriale

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Clinica e Psicoterapia

La Sezione Clinica e Psicoterapia si impegna nel dare residenza a uno dei propositi di fondo che orientano da sempre l’associazione scientifico-culturale del Laboratorio di Gruppoanalisi. Stiamo parlando dell’attenzione verso quali bisogni e forme di sofferenza la società esprime nel suo continuo e rapido mutare e di quali proposte cliniche si possono offrire per la cura dei legami che animano i contesti del vivere umano.

La clinica gruppoanalitica si riferisce al comprendere e all’intervenire sulle problematiche psicopatologiche dell’individuo e del gruppo nella loro dimensione psichica, di senso sociale e antropologico-culturale. Guarda all’individuo come a una persona con una propria storia e con una propria appartenenza e cerca il più possibile di riavviarne i transiti interrotti. Però, quale forma assume oggi la sofferenza, come e in quali campi intersoggettivi la osserviamo? Quanto anche di noi c’è nei pazienti e attraverso quali strumenti lo contattiamo… o ne rifuggiamo? Questi interrogativi non possono essere trascurati e con essi si intende aprire una riflessione su quali pazienti, per quali terapeuti, attraverso quali strumenti.

In psicologia vi sono molti approcci clinici che pongono un’attenzione ossessiva al controllo di aspetti dell’individuo che paiono più da dominare che da comprendere; il soggetto appare come un’entità da addestrare nei confronti di un contesto; viene proposto il modello di un uomo abitato da emozioni solamente positive, in un continuo evitamento dei conflitti. È interessante chiedersi a quali bisogni rispondono queste proposte e rispetto a questi bisogni quali risposte stiamo dando.

Insieme all’attenzione verso il comprendere, l’attenzione alla dimensione metodologica e tecnica sarà nella Sezione oggetto di particolare cura, in quanto questa assume un rilevante interesse in un’epoca nella quale il cambiamento sta portando a realizzare nuove sintesi fra diverse figure professionali, fra vari approcci, differenti discipline, una pluralità di cure: questo modifica i modi di intervenire oltre che di valutare. Gli strumenti necessitano di essere quindi rivisitati e ripensati, ma parallelamente anche valorizzati nelle loro funzioni durevoli nel tempo, stando attenti dunque a non trattarli con una logica usa-e-getta, in una raffigurazione complessiva dove ciò che è nuovo o durevole alberga in armonia nel medesimo spazio di sintesi.

L’attenzione sarà prestata anche a un terzo elemento: quello della ricerca e dell’autosservazione quali strumenti indispensabili di cui dotarsi se vogliamo acquisire sempre più consapevolezza e sicurezza riguardo alle trasformazioni che va assumendo il processo psicoterapeutico.

In questo interrogarsi l’asse storico sarà un ancoraggio necessario per non perdersi in ortodossie o eclettismi che rischiano di scollarci dalla realtà. A partire quindi dalle origini, alcune formulazioni della psicologia dinamica e dei gruppi, come il concetto di inconscio, il passaggio dalla teoria delle pulsioni a quella delle relazioni oggettuali, il rapporto tra intrapsichico e intersoggettivo la fondazione sociale e culturale della psiche, non potranno essere abbandonate e dovranno essere tenute come un lascito, una preziosa eredità, più da ritrovare con una veste attuale che non da dimenticare. La teoria della complessità, da sempre punto nodale nella lettura dei fenomeni psichici nel vertice gruppoanalitico, sarà l’elemento che con la sua potenza aggregativa ci guiderà nella scoperta e nell’applicazione di nuove pratiche psicoterapeutiche.

Nella sezione si cercherà di mantenere fermi alcuni specifici temi d’interesse comune come l’intreccio fra psicoanalisi psicologia e neuroscienze, le forme del comprendere psicopatologico, la clinica della modernità… rispetto ai quali sviluppare un lavoro in evoluzione di numero in numero relativo a un pensiero che segue e dà origine contemporaneamente ad una traiettoria, facendo uso della modalità del call for papers ed del “paper-call-paper” e avvalendosi della collaborazione di autori impegnati in una prospettiva reale di scambio.

Editor
  • Nadia Tagliaferri
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Mente e conoscenza

L’idea di una Aezione della rivista Plexus dedicata al tema “Mente e conoscenza” scaturisce dalla necessità di riattualizzare (e ricalibrare) le riflessioni epistemologiche in campo applicativo. L’obiettivo è quello di percorrere gli argomenti e le differenti posizioni epistemologiche cercando di renderli utilizzabili nella pratica. Si vuole cioè connettere la costruzione della teoria con l’esperienza pratica. È un passaggio delicato e un punto nodale che riguarda da un lato l’atteggiamento mentale che assumiamo nei confronti della realtà e dall’altro il tipo di conoscenza della realtà che produciamo.

Nella Sezione “Mente e conoscenza” verranno quindi accolti (e selezionati) dei contributi relativi al modo in cui ritagliamo nella realtà gli oggetti di cui ci occupiamo: sarà, per esempio, interessante esplorare in che modo l’epoché fenomenologico-trascendentale di Husserl ci riguarda ancora e, se sì, fino a che punto potremo approfittare di questo atteggiamento conoscitivo nei diversi ambiti di intervento della gruppoanalisi. Oppure, potremo riprendere altre metafore riferite alla mente che conosce e, per esempio, riformulare il significato di un atteggiamento “senza memoria e senza desiderio”.

In un certo senso sarà un’occasione per rivitalizzare delle metafore e riportarle nell’attualità dei temi e dei problemi posti alla nostra professione. A guidarci non sarà soltanto un approccio storico orientato sui concetti inerenti i processi mentali impiegati nell’attività di conoscenza; sarà infatti altresì imprescindibile confrontarsi con gli sviluppi scientifici più recenti, anche (e forse soprattutto) con quelli provenienti da altre discipline. Il vettore storico dovrà quindi intersecarsi con il vettore interdisciplinare. L’idea di fondo che si vuole realizzare, con gli articoli che man mano andranno ad inanellarsi, riguarda la possibilità di diventare sempre più consapevoli dei processi mentali che intervengono nella costruzione di una conoscenza scientifica.

L’altro filone di studi che la sezione intende ospitare si riferisce non più alla mente che conosce, ma alla qualità della conoscenza che viene prodotta. Si tratterà infatti di discutere sui criteri della scienza, sul linguaggio, sulla linea nodale tra quantità e qualità, sull’intreccio tra momento descrittivo e momento normativo del sapere, sull’utilizzo del sapere come forma di potere ecc. Saranno argomenti solo in apparenza teorici, perché sarà invece necessario renderli evidenti nel lavoro quotidiano. Solo se questi temi verranno presi nel loro stretto riferimento all’esperienza concreta di uno psicologo-psicoterapeuta, allora avremo occasione per proporre una riflessione utile e applicabile.

L’obiettivo sarà dunque quello di attraversare l’esperienza pratica. Tutto questo per chiarire, in concreto, quali dispositivi vincolano la costruzione della conoscenza che reputiamo valida e attendibile. Forse sarà un’occasione per svecchiare il linguaggio di tanti psicologi-psicoterapeuti giovani che hanno ereditato acriticamente delle formulazioni teoriche e applicative che sono oggi passate di moda. E se verificheremo che la conoscenza scientifica subisce le stesse sorti dell’alternarsi delle mode, allora dovremo anche capire perché. Ad ogni modo la riflessione sullo statuto della conoscenza che produciamo nella nostra attività professionale potrà configurarsi come un’ulteriore sfida pragmatica per rendere ancora attuale il sapere della gruppoanalisi. E qui il nesso tra mente e conoscenza potrà emergere mostrando il nodo che lega insieme etica e metodo.

E poi ancora potremo domandarci, per esempio: cosa succede se nel nostro lavoro rendiamo routinaria l’attività di conoscenza? E perché, a un certo punto, questo può succedere? Tanti incantesimi in cui si cristallizzano alcune équipe di lavoro o tanti slogan prêt à porter in cui si rifugiano colleghi radunati dall’autocompiacimento potrebbero allora essere compresi nella loro sfaccettatura epistemologica, mostrando quanto il rapporto tra mente e conoscenza sia implicato nella configurazione di un gruppo.

Il richiamo alla gruppoanalisi sarà importante: ancora una volta sarà in gioco la possibilità di rendere il nostro sapere (e la mente che lo produce) permeabili alla vita e all’inevitabile complessità che la caratterizza. Sapremo anche che in realtà è lo stesso sapere che produciamo che costruisce la stessa mente. La valenza performativa (oltre che semantica) della nostra conoscenza non dovrà però mai farci dubitare della posizione epistemologica tracciata da Foulkes, che di fronte al rischio di guardare alla totalità della vita dal lettino dell’analista sceglieva invece di guardare la psicoanalisi a partire dalla vita. Ecco, se i testi che decideremo di pubblicare trasmetteranno al lettore questa posizione etica e al contempo metodologica, avremo allora contribuito alla giusta apertura necessaria per lasciare la pagina e ritornare al lavoro con una certa disponibilità per l’incontro.   

Editor
  • Nicolò Terminio
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Psiche e Società

Questa sezione intende contribuire a mettere in luce specifici aspetti della relazione iper-complessa tra psiche e società, attraverso la presentazione e la discussione di:

  • esperienze e prassi cliniche di intervento psicologico, arte-terapeutico, di salute mentale e di lavoro socio-culturale,
  • riflessioni psicopatologiche, anche di tipo etnopsichiatrico o di tipo neuroscientifico;
  • ricerche psico-sociali, storico-filosofiche, politico-economiche ed antropologico-culturali.

L’intenzione è anche quella di partecipare al dibattito attuale sulla psicopatologia in età post-moderna ed a quello sui quei nuovi processi economico-culturali che progettano gli apparati tecnici e tecnocratici di gestione della società del futuro. Alcuni sviluppi politico-economici del neo-liberismo globalizzato possono infatti essere già identificati come il segnale di potenti processi antidemocratici e totalitaristici che sembrano porre le basi per una sorta “neo-neo-positivismo” super-moderno che porta con sé epistemologie drammaticamente iatrogene e patologiche sia per la psiche che per la società umana.

Intrecciando le tematiche clinico-sociali con le quelle della bio-politica, della neuro-economia, dello sviluppo di comunità, e della critica filosofico-epistemologica, gli articoli di questa sezione hanno il compito fondamentale di aprire questioni e fare domande su tutto ciò, esercitando una essenziale funzione critica di stimolo al pensare il mentale ed il sociale come imbricati l’uno nell’altro inestricabilmente: un “pensare duale” o “pensare di gruppo” secondo le oramai storiche proposte epistemologico-cliniche della gruppoanalisi siciliana di Franco Di Maria e Girolamo Lo Verso.

Editor
  • Raffaele Barone
  • Simone Bruschetta
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Organizzazioni e Istituzioni

Le organizzazioni sociali e di lavoro sono l'oggetto di interesse principale della Sezione Organizzazioni e Istituzioni; esse sono pensate come i luoghi antropologici di deposito, produzione, consolidamento di codici culturali, in un determinato momento storico e sociale. La loro fisiologia e la loro patologia sono visualizzatori delle mutazioni del sistema sociale e culturale che le contiene e che attraverso di loro si replica e si riproduce. Le mutazioni culturali in atto di cui non abbiamo contezza, se non attraverso gli effetti che esse producono, tra questi la crisi e la rottura del patto sociale, del patto tra le generazioni, gli interventi strutturali sulle organizzazioni del lavoro, la temporalità delle relazioni e dei legami.

A partire da questa prospettiva, la Sezione ha come finalità la creazione di uno spazio di confronto e di approfondimento sulle teorie, sui metodi e sulle  pratiche di intervento nei contesti organizzativi. Essa intende raccogliere contributi originali finalizzati alla comprensione delle dinamiche e dei processi collettivi caratterizzanti le organizzazioni sociali e di lavoro, in particolar modo quelli che influenzano e determinano condizioni di benessere e malessere dell'istituzione. La sezione intende, pertanto, porre l’attenzione sui modelli, i metodi e i dispositivi d'intervento nei contesti istituzionali. Il focus è posto sulle funzioni svolte dalle Istituzioni (pubbliche: ad es. Sanitarie, Formative, Penitenziarie; private: ad es. Aziende, Società di Servizi; collettivi umani: ad es. Comunità, Città, Beni comuni), sul mandato sociale che le legittima, e sulla loro valenza nella trasmissione e riproduzione dei codici culturali e antropologici.

Particolare riguardo sarà in tal senso dedicato:

- alla funzione di legame e di definizione dell’identità personale e professionale che le istituzioni veicolano;

- alla costruzione dei (e al pensiero sui) dispositivi psicologico-clinici di lavoro istituzionali messi in campo per favorire il cambiamento, intervenire sulle criticità e sulle patologie emergenti nei contesti organizzativi istituti.

I codici culturali, e la dimensione valoriale che essi veicolano, orientano la prassi organizzativa ma anche la forma dei legami e delle relazioni dentro i contesti di lavoro. Da questo punto di vista, la sezione Istituzioni e Organizzazioni è pensata non soltanto come uno spazio di approfondimento dedicato ai resoconti di esperienze di intervento, ma come luogo entro cui sviluppare una riflessione più ampia sulle epistemologie che orientano le pratiche di intervento nel lavoro istituzionale, anche attraverso il confronto/interlocuzione con i modelli “storici” degli interventi istituzionali psicodinamicamente e clinicamente orientati.

Le aree tematiche proposte hanno come obiettivo specifico l’approfondimento di tre piani di riflessione: ordine epistemologico, ordine metodologico, ordine clinico.

Le aree tematiche individuate sono:

  • Epistemologia delle istituzioni e organizzazioni: configurazioni culturali del sistema valoriale, etico e politico;
  • L’epistemologia degli scambi e delle relazioni in ambito istituzionale nella società globalizzata
  • Aspetti metodologici dell’analisi e dell’intervento istituzionale;
  • Dispositivi clinici di intervento sul benessere organizzativo;
  • Esperienze di formazione e ricerca-azione nei contesti organizzativi;
Metodi e pratiche di analisi organizzativa con particolare attenzione ai diversi aspetti di natura culturale che incidono sul funzionamento organizzativo: a) i sistemi valoriali tipici dell’organizzazione; b) la conformazione dei processi di identità, di relazionalità interna ed esterna, di comunicazione e di costruzione dei significati condivisi.

Editor
  • Giovanni Di Stefano
  • Valentina Lo Mauro
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Gruppoanalisi transculturale

La Sezione Gruppoanalisi Transculturale della rivista Plexus si propone di esplorare ambiti prossimi alla psicoterapia di gruppo che hanno rilevanza per l’attività dei clinici. Vi è il grande tema della cultura e del sociale, nel suo rapporto con gli aspetti emozionali e psichici, che pur riscuotendo in letteratura sempre una certa considerazione, spesso nelle pratiche viene dato per scontato. Si parla della rilevanza del sociale e della cultura, nei nostri ambiti scientifici e professionali, ma sembra che basta evocarne i termini perché si completi e si esorcizzi, al tempo stesso, la sua presenza e il suo influsso. Il gruppo, per sua natura, sia nei contesti privati che in quelli pubblici ed istituzionali, rileva problematiche che non appartengono solo ai singoli, alla loro struttura di personalità, alla loro dimensione etica, ma anche agli habitus, personali e collettivi che costituiscono parte fondante dell’inconscio. Per queste ragioni, l’esplorazione delle dimensioni culturali e sociali non rappresenta una marca aggiuntiva, un plus, ma costituisce elemento fondante della vita professionale. In una dimensione complementare antropologia, sociologia etnopsichiatria sono ambiti scientifici che non possono non avere diritto di parola e di ricerca nelle pratiche di gruppo.

La politica, i fatti sociali, le trasformazioni della realtà e dei vissuti individuali, ma anche i metodi osservativi, le pratiche professionali sono influenzate, a volte determinate nel loro costituirsi e svolgersi, da scale più ampie e temporalità più estese, che se si fa fatica ad individuare, perché si collocano nei processi più ampi dei movimenti socio-culturali che con la sola visione/formazione psicoanalitica si ha difficoltà a cogliere.

L’obiettivo di questa Sezione della rivista è quello di aprire un dialogo costante con professionisti e ricercatori che si occupano di temi culturali e aspetti sociali e istituzionali, che influenzano e determinano gli aspetti inconsci delle relazioni.

Editor
  • Gabriele Profita
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Danzamovimentoterapia e Arti terapie

La Sezione “Danzamovimentoterapia e Arti Terapie” si focalizza su quella che da tempo rappresenta una tradizionale area di interesse di tanti colleghi del Laboratorio di Gruppoanalisi. Le arti terapie riportano «ll corpo sugli scenari della mente», per parafrasare il titolo di una nostra iniziativa di formazione e ricerca di vent’anni fa, e veicolano nel campo della processualità terapeutica le risorse di una creatività compartecipata.

La danzamovimentoterapia e le arti terapie ripropongono nel contemporaneo contesto clinico-sociale quell’intimo legame tra la funzione terapeutica e la funzione di aggregazione comunitaria già evidenziato, ad esempio, nello storico saggio “La funzione sociale della danza” (F. Boas, G. Bateson, 1944/81), o nella ricerca antropologica ed etnomusicologica di De Martino e Carpitella (1959/61).

Con la sezione “Danzamovimentoterapia e Arti Terapie” ci proponiamo perciò di

  • socializzare esperienze nelle quali sia particolarmente evidente, interessante e innovativa la funzione sociale e gruppale delle arti terapie
  • promuovere la ricerca empirica nel settore e darle visibilità
  • aprire uno spazio di confronto e di interscambio con altri colleghi italiani e stranieri, anche con riferimenti culturali e scientifici diversi dalla gruppoanalisi.

La sezione “Danzamovimentoterapia e Arti Terapie” è realizzata in collaborazione con l’associazione ARTE.

Editor
  • Vincenzo Bellia
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Resoconti ed esperienze cliniche

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Rassegna e recensioni

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Peer review

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Accesso aperto

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5.2. Il Cdr si accerta delle competenze relazionali e scientifiche di chi ha  contatti diretti con i partecipanti alla ricerca.